Leggi i testi delle poesie dell'evento...
Per
coloro che non hanno potuto partecipare alla (non) presentazione dell’opera “La
Trilogia dell’ (non) Essere”, ripropongo le poesie predisposte per l’evento.
Jader
“O voi ch'avete li 'ntelletti sani,
mirate la dottrina che s'asconde
sotto 'l velame de li versi strani”…
(La Divina Commedia – Inferno – canto IX)
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La poesia che segue, è stata scritta
per questo incontro, gustane il sapore.
Per te, che annaspi nella nebbia fitta,
ma preconizzi il sole e il suo tepore.
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Eccoci dunque insieme, questa sera,
disposti in cerchio e senza un oratore.
Non è finzione, ma una storia vera,
che vi racconterò senza timore.
Potrà annoiarti, o renderti entusiasta.
Dipende dal livello in cui ti trovi.
Ti invito ad ascoltarmi, quanto basta
per meditare su concetti nuovi.
Puoi alzarti e andare via, senza vergogna:
è giusto che tu faccia ciò che senti.
Nessuno mai ti metterà alla gogna
se vivi come puoi, se ti accontenti.
Carlo è tra voi, ma è solo una pedina
che ha avuto il privilegio di incontrare
il proprio vero Sé. Non c'è dottrina
che in alcun modo vi potrà inculcare.
Rispetta ogni pensiero ed ogni fede
perché è così che opera il destino:
l'uomo che prega e l'uomo che non crede
sono fratelli, agli occhi del divino.
In questa scuola non si insegna niente:
meditazioni o menti da calmare.
Non c’è una disciplina prevalente
né tantomeno dogmi da accettare.
Voi vi domanderete: chi è che siede
là al centro, sopra quella sedia vuota?
Siede qualcuno, eppure non si vede.
Voi siete i raggi, mentre lui è la ruota.
Chi è costui? Avrà senz’altro un nome!
Si chiama Jader… Geder… poco importa!
Non conta la pronuncia, conta il come
può spalancarvi la divina porta.
Jader ha scelto di parlare in rima:
non è per sfizio, vanto o vanagloria.
Ogni messaggio, prima che si imprima,
verrà filtrato dentro la memoria.
Qualunque informazione è soppesata,
plasmata al proprio modo di pensare.
Qualunque idea non è un’idea sensata
se la tua mente non la sa accettare.
La poesia, con musicali rime,
scivola oltre il muro del pensiero.
La mente non comprende e non reprime;
l’inconscio percepisce ciò che è vero.
Ogni aforisma è un piccolo gioiello
forgiato con un solo chicco d'oro.
La sua fattura ha l'arte del cesello,
la sua essenzialità cela un tesoro.
Poche parole esprimono un'idea
che questa mente non potrà capire.
Ogni aforisma, che il Divino crea,
soltanto la Coscienza può intuire.
Ma è come in sogno: l'aforisma appare
e non lo puoi fissare nella mente.
Ti lascia appena il tempo di ascoltare:
dopo un istante, non ricordi niente!
Lasciate che racconti l'esperienza
di Carlo, che ha trovato la sua Guida,
ch'altri non è se non la vera Essenza,
il vero Sé, che in tutti voi si annida.
Carlo non è l'autore dei suoi versi,
dei suoi romanzi, d'ogni poesia.
Di tutto ciò non vuole compiacersi.
Per sé non nutre alcuna bramosia.
Carlo è la penna, Jader lo scrittore.
La mente è il foglio bianco ricettivo.
Colui che detta i testi è Puro Amore,
non so trovare un altro appellativo!
Non lo applaudite: non ha fatto niente
che pure voi possiate fare un giorno,
mettendo in quiete questa vostra mente
ed il pensiero che le ronza attorno.
La (non) presentazione dei suoi libri,
ch'essere suoi non percepisce affatto,
è un delicato gioco di equilibri:
è una bilancia che ha soltanto un piatto.
La mente umana adora soppesare:
bene con male, tenebre con luce.
Ma è solo un altro modo di giocare:
colui che gioca, il gioco non conduce!
Avete un "io" che ignora la sua sorte
ma lancia il dado in ogni sua giornata:
può uscire gioia o
pianto, vita o morte,
nessuno sa qual è la sua giocata!
Eppure, tutti nutrono speranza
sul fatto che il domani sia migliore
dell’oggi, che già sfuma in lontananza,
perché il futuro è il grande imbonitore.
Fermati adesso, sosta nell’istante.
"Ora" è il presente, il tempo è un imbroglione.
Di corse vane ormai ne hai fatte tante
e spesso hai corso senza una ragione.
Fermati adesso, lascia che la mente
s'acquieti: dalle il ruolo che le spetta.
Falla tua serva, non pensare a niente:
fa che la mente non ti metta fretta.
Lascia che sia il Silenzio a dominare
e crei dentro di te quel vuoto interno
che con l'eterna Luce puoi colmare.
Sei il Paradiso, e vivi in un inferno!
A quella Luce devi dare ascolto.
Non è dentro di te, ma è il tuo Te Stesso.
Niente ti sarà dato e nulla tolto
perché tu non sei tu, ma un Tuo riflesso.
Aver l'intuizione per compagna
è un dono che può esser coltivato.
L'uomo, in sé stesso, niente ci guadagna
ma è mettersi al servizio del Creato.
Ecco perché siamo qui in due, stasera.
Voi, che vedete solo lui, sappiate
che chi vi parla è Intuizione vera
e Carlo è le mie labbra, ormai invecchiate!
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C’è un monito, che ti vorrei lanciare,
perché tu non t’illuda d’esser giunto
in compagnia di chi ti può aiutare,
di chi potrebbe darti qualche spunto…
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Io ti deluderò, ne sono certo.
Appena ascolterai le mie parole
la tua “persona” proverà sconcerto
poiché non vuole udire ciò che duole.
Sei solo un ego, vuoto e presuntuoso.
Ti credi chissà chi, ma non sei niente.
Sei l’ego concitato e tumultuoso
che rende esagitata la tua mente.
Starnazzi come un’oca, a destra e a manca,
cercando un nido per deporre l’uovo.
Sei capra: campi sopra la tua panca;
fai tanto, ma non fai niente di nuovo!
Sei ecologista, adori questa Terra.
Vorresti far di più… ma non hai tempo.
Ritieni ingiusta questa o quella guerra;
sfogli le news così, per passatempo!
Brami di sviluppare un’energia
che ti conduca a un piano superiore;
o attendi l’UFO, che ti porti via,
in un pianeta dove tutto è Amore.
Fai corsi, impari nuove discipline
perché vuoi diventare un “uomo saggio”.
A illuminarti, già ti senti incline:
hai fede in te, e ciò ti dà coraggio!
Fai tutto questo solo per te stesso
sebbene ti consideri altruista.
Davanti a Dio ti prostri, genuflesso,
ma solo perché sei un opportunista.
Ambisci ad arrivare all’Aldilà
con la coscienza a posto e il karma estinto,
ma senza fretta: si sta meglio qua!
In questo mondo, di utopie dipinto.
Ricorda, la tua vita è presa a nolo
e un giorno la dovrai restituire.
Finché sei vivo, pondera il tuo ruolo;
perché lo sai, che un dì dovrai morire!
Non far le corna: non ti serve a niente!
Son morte già miliardi di persone!
Non sarai il solo: dillo alla tua mente
che se sei qui, esiste una ragione!
Io non ti aiuterò: non è destino
ch’io tolga le castagne dal tuo fuoco.
Che tu sia un santo o un misero meschino,
è solo Iddio a condurre questo gioco.
So che ripudierai la mia parola
poiché il tuo ego insiste nel sognare
che la tua vita sia come una scuola,
in cui ci sia qualcosa da imparare.
L’ego mi assalirà: “perché
mi offendi?
Faccio
una vita semplice e virtuosa,
Cos’altro
dovrei far? Cosa pretendi?
Aiuto pure
gente bisognosa!
Ma tu
chi sei? Ma come ti permetti
di
farmi questa assurda paternale?
Non sai
niente di me, cosa ti aspetti?
Non hai
il diritto di trattarmi male!”
“Quanta ignoranza è quella che vi offende!”
Dio ha già disposto il senso d’ogni cosa
e tu, piccolo uomo che pretende,
non scorgi la Realtà meravigliosa!
Io son Te Stesso in te, non mi hai mai visto
perché non guardi mai chi sei al di dentro.
A volte, forse, appena mi hai intravisto,
voltandoti per sbaglio verso il Centro.
Ascolta: non sei carne e non sei pesce,
e non sei l’uomo che il divino anela.
Sei Consapevolezza, che si accresce,
mentre la vita brucia la candela.
Tu non esisti. Non esiste niente
che sia più di un riflesso del Divino.
Se credi in ciò che crede la tua mente
è solo perché questo è il tuo destino.
Io son Te Stesso in te, sono la Luce
che ha dato vita a questa oscurità
e lungo il tuo cammino ti conduce
in cerca di una via di Verità.
Ma non mi troverai, puoi starne certo,
fintantoché ti sentirai diverso
da ciò che sei realmente e avrai scoperto
d’essere Dio, la Vita, l’Universo!
In questo dì di marzo mi hai incontrato.
È primavera… tra una settimana.
Domani, mi avrai già dimenticato:
la Verità, sarà ancor più lontana!
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“Prima
che il Cuore possa dissetarsi
all'unica,
eterna Fonte di Sapienza,
l'occhio
dovrà discernere i colori
dei
sette stadi della conoscenza...”
Dovrai tornare ancora al labirinto
che hai già percorso ormai infinite volte.
La strada non ricordi, ma hai un istinto
cresciuto in esistenze che hai sepolte.
Se avrai fiducia troverai la via
in questo viaggio che è chiamato “vita”;
nel dedalo del quale, la poesia,
potrà indicarti dove sia l'uscita.
Io sono solo voce che descrive
la vita che oggi stai sperimentando.
Ti donerò parole costruttive
ma dentro so che non ti sto aiutando.
Da queste rime resti affascinato
ma non da quell'immensa melodia
che emana da ogni punto del creato.
L’Amore è la più grande sinfonia.
Da me vorresti avere in dono il vero,
ma senza aver bisogno di pensare.
Ascolti questi versi e il tuo pensiero
si adagia e vuole farsi trasportare.
Il mio cammino non conosce quiete
e presto ci dovremo salutare.
Non do risposte, ma ti do la sete
che la domanda ti farà cercare.
Sia sete ardente, che distrugga l'ego,
che tagli le radici del ricordo.
Il Sé reale è privo di sussiego,
è ottava nota del divino accordo.
Da me puoi trarre un saggio insegnamento
su come alimentare il sacro fuoco
che ti accompagna in ogni tuo momento.
Sii ardente torcia, e non lumino fioco!
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Ricorda: di “maestri” è pieno il mondo
ma ascoltami, e fa’ tue queste parole.
Le scuole sono solo un girotondo
per chi non sa capire ciò che vuole.
Ti narrerò la storia di qualcuno
che non sapeva più dove cercare,
convinto che l’aiuto più opportuno
giungesse da un “Maestro”, o da un altare.
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Vagavo alla ricerca di me stesso
come se avessi perso chissà cosa:
io, che da sempre mi portavo appresso,
ero per me la cosa più preziosa!
Mi dissero: ti serve un po' di aiuto!
Avrei per te la giusta soluzione:
conosco un tale, un tipo conosciuto,
che tiene corsi di meditazione...
Provai: tentar non nuoce, mi dicevo.
Maestro, quando tornerò sereno?
"Presto
diventerai il migliore allievo!
Se
scegli il corso on line, ti costa meno!"
Dopo sei lunghi mesi di esercizio,
di me neppure l'ombra! Pagai il conto,
senza neppure esprimere un giudizio;
senza neppure chiedere lo sconto!
E adesso cosa faccio? Dove andare?
Ho letto che là in India vive un tale...
un Guru illuminato, a quanto pare.
Cambiare aria non fa certo male!
Lasciati casa, amici e sentimenti,
volai verso la meta del soggiorno.
Raggiunto l'Ashram, chiesi agli inservienti:
dov'è il Maestro? "Parla
un'ora al giorno!"
Attesi l'indomani: molta gente
disposta in cerchio con al centro il trono,
pendeva dalle labbra del sapiente,
ma io mi domandavo: dove sono?
Non mi trovavo ancora. Chiesi intorno
se fosse mai possibile un udienza:
parlare a tu per tu col saggio, adorno
di sete di broccati e di opulenza.
"La
lista dell'attesa è esagerata,
ma se
vuoi fare prima, puoi pagare..."
No grazie, non mi sembra idea sensata.
Attendo il turno, siedo ad aspettare!
Dopo sei lunghi anni e molte udienze,
avevo confusione nella mente.
Mi ero stancato delle conferenze
e in quanto a ritrovarmi: ancora niente!
Con il morale a pezzi, all'aeroporto,
maledicevo il mio destino avverso.
Sedevo stanco e nei pensieri assorto,
quando sentii una voce: "Ti
sei perso?"
Alzai lo sguardo e vidi un uomo in piedi,
con un sorriso che splendeva in volto.
Risposi: come fai a saperlo? Siedi!
Dimmi la verità, si vede molto?
"Si
vede che non hai capito niente,
per
questo non ti riesci a ritrovare.
Cerca
col Cuore, non con la tua mente.
Soltanto
il Cuore sa dove cercare!
Sei
sempre stato lì, dove ti trovi,
ma tu
ti cerchi altrove da Te Stesso.
Se
guardi intorno a te con occhi nuovi
vedrai
che in ogni cosa è il tuo riflesso.
La
mente cerca ciò che allieta l'ego
perché
la mente è l'ego son tutt'uno.
La
mente serve eccome, non lo nego,
ma
usala nel modo più opportuno!
Puoi
fare tutti i corsi che ti pare
e
correre dai saggi in tutto il mondo
ma se
non sei Tu Stesso a ricercare
non
farai altro che girare in tondo.
Sei
sempre stato qui, ma stai dormendo
perché
la mente apprezza questo sogno
che
chiami vita, che ti sta illudendo,
che
crea per te necessità e bisogno.
Bisogno
di che cosa? Che ti occorre
per
poter dire di essere felice?
La
mente è una scimmietta che rincorre
la
voluttà superflua ammaliatrice.
Orbene,
se hai capito la lezione,
comprenderai
che non ti sei mai perso.
Hai
fatto solo un po' di confusione
a causa
della mente in cui sei immerso!"
Grazie viandante sconosciuto, adesso
saprò dove cercare la mia pace.
il mio equilibrio è qui, dentro me stesso:
la mente parla, la Coscienza tace!
Ho fatto una ricerca frettolosa.
Lo ammetto, sono stato un po' maldestro!
Grazie per l'attenzione premurosa.
Grazie Maestro! e lui: "Macché
Maestro!"
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Ora ti
parlerò di Sette Gocce,
la poesia
del libro “Il Labirinto”.
Udrai
parole salde come rocce.
Le
ascolterai, ma non sarai convinto!
La prefazione
è voce da ascoltare:
parla di
te, di come la tua vita
scorra
impastata e lenta verso il mare,
da mente sopraffatta
ed irretita.
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Tu sei acqua che scorre, attraverso il delta del
fiume della vita. Se vuoi conoscere il mare, devi superare la barriera dei
detriti di millenaria età: il Labirinto della mente umana. Sappi che non esiste
la via diretta,
né mai potrai trovarti nella via sbagliata: tutte
le strade ti condurranno al mare, ma solo una è la via più breve...
(…) La Goccia Gialla mi invitò a cercare
la
verità ben oltre l'apparenza.
La sua
saggezza ricamò una fiaba
che
fece breccia nella mia coscienza.
C'era
una volta un umile castello
dove
l'oblio regnava incontrastato
poiché
il re, la regina e i servitori
si
rassegnavano a subire il fato.
Armato
di cavallo, scudo e lancia,
giunse
alla corte un nobile guerriero
che
cominciò a narrare le sue gesta
sì
convincente da sembrar sincero.
Parlò
di mostri, oltre la collina,
di
draghi con le bocche fiammeggianti;
parlò
di interi regni devastati
in cui
eran morti tutti gli abitanti.
Il re
fece innalzare barricate
per
fronteggiare quel nemico strano,
che
non si era mai visto da vicino
né tantomeno
scorto da lontano.
La
vita proseguì più lentamente
in
quel reame avvolto nel terrore:
nessuno
immaginava che il guerriero
rappresentasse
il frutto dell'errore!
Ma un
dì il giullare, preso dal timore
di non
poter dare un senso alla sua vita,
volle
sfidare i mostri e si diresse
solo,
verso la libertà infinita!
E
dietro la collina trovò boschi,
fiumi,
laghetti, e colli verdeggianti;
non
c'eran draghi e regni devastati
ma
cascate di perle scintillanti!
Così
creiamo in noi mille paure,
ci
convinciamo che non c'è rimedio;
ci
rassegniamo a vivere la vita
come
un reame posto sotto assedio.
Ma se l'intuizione
si fa strada,
se è
ben guidata dal tuo Sé profondo,
allora
d'improvviso tutto appare
lieto
e armonioso, come niente al mondo!
Ecco
perché non devi mai lasciare
che il
malumore prenda il sopravvento!
Ecco
perché ti è inutile sforzarti
di
vivere una vita controvento!
Quando
ti senti triste, e accade spesso
di non
trovare alcuna spiegazione,
lascia
che la tua mente sia guidata
dal
forte braccio dell'intuizione.
Non
navigare il gorgo dei pensieri
che
portano la nave a naufragare
ma
nuota sul fondale della mente,
dove
il vento non può agitare il mare!
Io
posso far di te quell'uomo nuovo,
quell'uomo
vero, saggio ed erudito,
che
muove i primi passi lentamente
per
proseguire sempre più spedito.
Queste
parole un giorno vibreranno
dal
profondo del cuore, e inutilmente
potrai
tentare di ignorarne il suono,
così
come vorrebbe la tua mente!
É
giunta l'ora che tu riconosca
che
puoi condizionare il tuo destino,
per
lavorare bene nell'attesa
che
l'uomo torni ad essere bambino!
La
Goccia Gialla si levò nell'aria
e
tutto intorno illuminò l'ambiente.
Dunque
ciò che credevo di sapere
equivaleva
a non sapere niente? (…)
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Di risvegliarsi capita ogni giorno,
ma risvegliarsi mentre si è già desto
è un viaggio senza andata né ritorno,
è un proiettarsi fuori dal contesto.
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Per
chi non si è addentrato nel mistero,
un
fiume è un fiume ed anche una montagna
appare
una montagna. Tutto è “vero”
e
l’ego alle certezze si accompagna.
Appena
l’uomo affronta l’arduo viaggio,
il
fiume si trasforma in un riflesso
e la
montagna sfuma in un miraggio.
Chi
trova il Vero, perderà se stesso.
Raggiunta infine la Realizzazione,
montagna
e fiume tornano normali
ma
l’uomo ha ormai sconfitto l’illusione
e
abbandonato futili ideali.
Muovendo
verso ciò che è indefinito
si è
preda di un malessere diffuso.
La
sicurezza impressa nel granito
si
scioglie al sole, come ghiaccio fuso.
Muovendo
verso il Centro impersonale
l’identità
è perduta e l’io sconfitto.
Lo
stato è sempre più confusionale.
Non
c’è difesa e l’ego è derelitto.
L’identità
scomparsa aveva forme,
la
nuova non possiede forma alcuna.
Il
passo avanza ma non lascia orme,
la
mente è un filo appeso ad una cruna.
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Tratto
da: Guardando Oltre…
Tu, che dal Labirinto risorgi illuminato.
Tu, che hai sconfitto l’ego
e il Sé puoi rinnegare.
Tu, che hai lambito il Sole ma
non ti sei bruciato,
spargi nel solco i semi per
chi dovrà imparare.
Sette sono le gocce, sette noi personaggi.
Il “doppio settenario”, a
sinalefe attento,
condensa in aforismi
mirabili messaggi,
invita ad imparare da tanto
insegnamento.
Trenta nostre quartine. Mille saranno tue.
Profondità di intenti senza
secondi fini.
Un mare da solcare con
rispettose prue
che seguono le rotte
tracciate dai destini.
Cogli da noi l’essenza. Sgorghi
l’intuizione
dall’endecasillabica fonte
del divenire.
Ad ogni causa, sempre,
segue un effetto-azione:
un karma il cui esaurirsi
niente potrà impedire.
Esprimi con saggezza ciò che ti nasce
dentro.
Sappi che stai scrivendo
per l’intima creatura
figlia dell’Inviolato,
mirabile epicentro
del sisma che ha plasmato
l’uomo e la sua natura.
Conserva nel tuo cuore la verità svelata:
la donerai per quanto ti è stato
consentito.
Non dare troppo cibo all’anima
affamata:
la nutrirai quel tanto che
stimoli appetito.
Chi osa dubitare dell’Unica Sorgente,
principio e ispirazione di
quanto verrà scritto,
riceve un’istruzione che
non gli insegna niente:
soltanto chi ha fiducia
apprende con profitto.
Chi non porrà alcun dubbio ma accetterà il
confronto
col senso della vita che
sempre lo ha distinto,
comprenderà che il sole non
volge mai al tramonto
per chi ha distrutto l’ego,
sfidando il Labirinto.
Se vuoi bruciare i tempi per giungere alla
vetta
ben presto il tuo respiro
ansimerà d’affanno.
Nel regno dell’eterno nessuno
cresce in fretta
né tanto meno imbroglia, crescendo con l'inganno.
Rimani fermo e quieto lasciando che il
sentiero
ti scorra sotto ai piedi con il
suo lento andare.
Dispiega le tue ali. Arresta il
tuo pensiero
lasciando che sia il cuore a
farti sollevare.
Guardando oltre la vita non troverai che
morte.
Guardando oltre te stesso non
troverai che amore.
Comunque tu lo chiami: destino,
karma o sorte,
non fugherà alcun dubbio, non
lenirà il dolore.
Perduto in mezzo al mare non ci sarà polena
che indichi la rotta per giungere
alla mèta.
Il bruco sa per certo che diverrà
falena:
riposa fiducioso nel bòzzolo di
seta.
La barca senza ormeggio beccheggia sotto
costa.
Ad ogni fiume scorto risale
la sua riva
offrendo aiuto all’uomo che
cerca la risposta.
Lo sgrava del fardello che
il passo appesantiva.
Allevia la sua mente da effimere chimere,
da maya: l’illusione, la
grande ingannatrice.
Illumina il suo cuore col
fuoco del sapere.
Instilla in lui fiducia,
divina ambasciatrice.
La forma percepita è inganno della mente.
È un soffio del pensiero di
volontà infinita.
Il mondo che oggi appare,
dissolve e torna niente;
si perde, come sabbia che scorre
tra le dita.
Non devi mai fidarti dei soli cinque sensi:
la Verità va oltre l’umana
percezione.
Per quanto tu la cerchi, la
immagini, la pensi,
la Verità è nascosta da un velo
di illusione.
Un’esistenza in stallo è senza contenuto
ma illude e inganna l’uomo che
crede ad ogni cosa.
Qualunque libro letto dev’essere
vissuto
sebbene l’esperienza appaia dolorosa.
Non inseguire invano barlumi di certezza
per dare all’esistenza un ruolo
congeniale.
A pochi è data in dote la Consapevolezza:
se per alcuni è un bene, per
molti è ancora un male.
Sei giunto dal profondo. Tu sei l'eternità.
La vita è un melodramma che atto
dopo atto
ti sprona a realizzare un'altra
verità:
stai recitando un ruolo nel quale
sei assuefatto.
Sei il fiume che s’impasta con sabbia
paludosa
nel delta che rallenta la
corsa verso il mare.
Sei luce che risplende, sei
voce silenziosa
che incita ogni uomo ad
imparare a amare.
Distruggi le ambizioni, rinnega questa
terra
di cattedrali in sabbia erette
nel deserto
in cui ciascuno affronta la
quotidiana guerra
per vincere il timore di un
avvenire incerto.
Qualunque aspirazione dà crescita e
successo
se la virtù inseguita non implica
illusione.
Lontano dalla rotta può capitare
spesso
di arrendersi a una stella
sbagliando direzione.
Desidera la vita come colui che ambisce
ai futili traguardi del vivere
comune.
L’avidità lo esalta, la mente lo
tradisce
ma tu da gioie e pene saprai
restare immune.
Ricerca appagamento nelle innocenti azioni
che infondono alla vita un senso
di armonia.
Riuscire a dominare le umane
situazioni
è il modo per fuggire da questa
prigionia.
Sii la virtù in azione, sii il senso del
dovere
sebbene questa vita sia semplice
apparenza.
La fonte che ricerchi non sgorga
dal sapere
ma nasce dal profondo e
inonda la coscienza.
Assimila la legge e svelane il mistero
che fonde vita e morte in unica
realtà.
Avanza con fiducia: l’eternità è
il sentiero.
Sei l’ombra della luce, non sei
l’oscurità.
Puoi vivere appartato dall’uomo che dimora
lontano dalla reggia laddove
regna il Sé
ma non dimenticare che oggi come
allora
esiste ed è esistito qualcuno
avanti a te.
Il male che oggi schivi viveva fino a ieri
riflesso nello specchio del karma
che hai esaurito.
La veste immacolata rispecchia i
tuoi pensieri
ma avevi un cuore freddo e un
lugubre vestito.
Ti porti sulle spalle il frutto del peccato
che hai colto dalla pianta
dell'imperfetto umano.
Non puoi ignorarne il peso,
restarne distaccato:
la sacra stella splenda nel cielo
del profano.
Sii somma e divisione: il mare è in ogni
goccia.
Accetta che il tuo cuore accolga
stabilmente
quel dubbio ossessionante che
scava nella roccia
un tunnel che conduce laddove non
c’è niente!
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Tratto
da: Guardando Oltre…
111. La vita è “Il Gioco”:
splendida partita
che non elegge vinti o vincitori.
È eterna sfida, disputa infinita,
che ingaggia sempre nuovi giocatori.
112. Il campo in cui si
svolge è l’universo.
Ad arbitrare il gioco c’è il destino
che in ogni istante, ti sia amico o avverso,
può licenziarti alzando il cartellino.
113. L’allenatore è un dio:
soggetto strano!
Giano bifronte: angelo o avvoltoio?
Benché tu giochi bene, il “grande anziano”
può richiamarti nello spogliatoio.
114. Il giocatore tipo? È un
incosciente!
A tutti i costi vuole far sul serio.
Il gioco lo attanaglia e la sua mente
scatena in lui il peggiore putiferio.
115. Talvolta, senza il
minimo preavviso,
per molti questo incontro è terminato.
Da chi è già stato espulso, all’improvviso,
qualcosa almeno avremo noi imparato?
116. Qualunque ammonimento
resta vano
o forse noi, che rimaniamo in campo,
scopriamo oggi chi è “l’essere umano”,
scopriamo che la vita non dà scampo?
117. Colui che vede il mesto
avvicinarsi
del fischio di chiusura, dell’addio,
comprende, forse tardi, che arrabbiarsi
o arrovellarsi è il frutto dell’oblio.
118. La vita è “Il Gioco”:
ci sentiamo oppressi
perché viviamo con seriosità.
Prediligiamo futili interessi
in nome di una falsa libertà.
119. La morte ci rattrista
quando in vita
non siamo stati mai protagonisti
e la coscienza è stata isterilita
dal nostro comportarci da affaristi.
120. Nessun “affare” dura
mai in eterno.
Chi acquista questa consapevolezza
riscopre il paradiso in ogni inferno
e affronta il gioco con naturalezza.
--------
Tratto
da: Guardando Oltre…
91. Non
puoi afferrare il senso della vita
se non avrai sconfitto la paura
di ricercare la virtù smarrita,
di scandagliare l'evidenza oscura.
92. Il
senso della vita appare forte
se crolla la speranza, se oramai
si concretizza l'ora della morte
ma non consola aver vissuto assai.
93. Se
l’attimo finale ti ha raggiunto,
rivolgerai lo sguardo alle tue spalle
per riscoprirti un microcosmo: il punto
di un fiore giallo in una verde valle.
94.
Abbandonarsi ad una pace quieta.
Attendere quest’ultima fermata
del viaggio che hai percorso sul pianeta
in questa vita vuota ed affannata.
95. Del
fiume già intravedi l'altra riva
ed al traguardo manca solo un passo.
Sei sempre stato un uomo che fuggiva
tenendo gli occhi fissi verso il basso.
96. La
vita vuota è una città deserta
ma un'esistenza può insegnare molto.
La vita è una minuscola coperta
che a malapena può coprirti il volto.
97.
Colui che non si fida delle stelle
e attende che la notte sia mattino,
vivrà sentendo il sole sulla pelle
ma non s'incontrerà con il divino.
98. Il
senso della vita è una stagione
che prima non pensavi che esistesse.
La preda si trasforma in un leone
che manifesta qualità inespresse.
99. Se
vuoi saziare questa eterna fame,
se vuoi colmare questa tua magrezza,
non puoi dar sfogo a tutte le tue brame
convinto di raggiungere un'altezza.
100. Il
senso della vita non si acquista
con l'illusione di sentirsi in pace
né rifuggendo ciò che ci rattrista.
Il senso arriva… quando tutto tace!
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Tratto
da: Guardando Oltre…
671.
Forgiato a propria immagine e sembianza
è Iddio per l’uomo o l’uomo per Iddio?
Finisce la divina latitanza
soltanto quando è l’ora dell’addio?
672. La
morte appare un lugubre sipario
che cela il Padreterno all’occhio umano.
La vita, più che un mistico sudario,
appare come un liso asciugamano.
673.
Dov’è quel Dio nell’ora del bisogno,
quand’è il momento di fornire prove?
Dov’è quel Dio che mai esaudisce un sogno
perché ogni volta sta impegnato altrove?
674.
Crociate vinte in nome di un “Signore”
che tifa questa o quella dinastia.
Rivalità tra fedi in cui il “Creatore”
non si sa bene da che parte stia.
675.
Disgrazie e morti, vite sciagurate:
è un Dio che spara sull’umanità?
Oppure sono fedi travisate
dall’uomo e dalla sua immaturità.
676. Non
si può dir di Lui ch’Egli sia il Tutto
poiché non ha un pronome personale.
Non si può dire ch’Egli è dappertutto:
l’ovunque è solo tridimensionale.
677. Non
si può dire niente ed il tacere
è ancora causa di fraintendimento.
Si può soltanto infrangere barriere
cercando il punto di collegamento…
678. …Tra
ciò che appare essere e non è;
tra ciò che sembra amalgamato o scisso;
tra la risposta e innumeri perché;
tra l’alta vetta e il più profondo abisso.
679.
Collegamento a fonte di energia
che non zampilla da sorgente alcuna.
Non c’è artificio: Dio non è magia
ma è ciò che sempre è, ciò che accomuna.
680. La
mente che rifiuta la teoria,
se guarda oltre arriva ad intuire
che Dio non è che pura allegoria,
è ciò che l’uomo in sé dovrà scoprire.
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“La Mortale Commedia”
Canto IV – L’ingresso
nell’Inferno
Alzo lo sguardo all’occhio
dell’abisso
nel quale ventre sono
sprofondato.
Il sole filtra, ed io
l’osservo fisso.
Dal mondo esterno, ch’oggi ho
abbandonato,
s’odono lodi in festa di
bambini
che forse un giorno pure io
ho cantato.
Lassù, schiere di Santi e
Cherubini
irrorano la vita di lietezza,
fulgendo i loro raggi
diamantini.
Qua dentro, invece, dubbio e
debolezza
trasudano di un orrido
infernale
mettendo a dura prova ogni
certezza.
Perché mi son voluto far del
male?
Perché mi sono chiesto ‘io
chi sono’ ?
Perché, questa esperienza
esistenziale?
Confuso, in uno stato di
abbandono,
in questo inferno che mi
mette angoscia,
non riesco più a veder nulla
di buono.
Nella mia mente, il nulla
spruzza e scroscia.
Lo sento zampillare sul mio
volto,
sperando che s’acquieti,
prima o poscia.
Non so capire se son vivo o
morto.
Conservo solo questo
elucubrare,
ma non so più se sia a
ragione o a torto.
Dall’antro in cui mi devo
incamminare,
mi giungono presagi di
ossessione.
Il passo trema, eppure devo
andare.
Ne sono certo: questo è il
mio girone!
È qui che finalmente vedrò in
faccia
il vero volto della
depressione.
Sono la preda e tutto il
mondo è a caccia.
Per quanto abbia ascoltato ed
abbia letto,
la mia cultura è solo cartastraccia.
La mia memoria è inutile
cassetto
che si è riempito solo di
concetti
sui quali ho costruito ogni
progetto.
E proprio quando meno te lo
aspetti,
ti crolla il mondo addosso
all’improvviso,
mettendo a nudo tutti i tuoi
difetti.
A malasorte devo far buon
viso.
Se l’araba fenice non è un
mito,
più avanti troverò il mio
paradiso!
C’è qualche cosa che non ho
capito…
Non so se fare a meno o far
tesoro
di quanto fino ad oggi ho
recepito.
La mia ignoranza vale come
l’oro
se è l’unico strumento per
capire
il senso della vita in cui
dimoro.
Lo so, che prima o poi dovrò
morire.
Conoscere me stesso è il solo
scopo.
Non c’è maggior sapere al
quale ambire.
Perché dovrei pensare al
prima o al dopo?
La vita è adesso, è un attimo
fuggente.
La inseguo, come il gatto
insegue il topo!
Perché mimetizzarmi tra la
gente
se non conosco niente di me
stesso?
Sono il più forte o sono il
più impotente?
Dall’antro, che degli inferi
è l’ingresso,
si affaccia una figura
spaventosa.
La osservo meglio e scorgo il
mio riflesso!
Chi sei? – domando – ombra
tenebrosa?
e quella a me: “Domandati piuttosto
se posso agevolarti in qualche cosa!
Tu sei all’inferno, questo è il suo avamposto,
e non ti servirà desiderare
di guadagnar l’uscita ad ogni costo.
In questo luogo devi sublimare
qualunque tua esperienza o desiderio,
se in paradiso ambisci ritornare.
Rimuovi ogni pensiero deleterio
se vuoi sperar di riveder la luce.
Comportati da uomo saggio e serio.”
Ma questo abisso dove mi
conduce?
Potrò affidarmi a te, nel mio
cammino,
ch’ora mi appare minaccioso e
truce?
“Dovrai
tornare ad essere bambino.
Virgineo come quando stavi in culla.
Sorgente, come il sole del mattino.
Di ciò che hai appreso non serbare nulla.
Con nuovi semi devi rinverdire
la tua esistenza desolata e brulla.”
Tu sei me stesso in me.
Vorrei reagire
ma questo peso che mi sento
addosso
qualunque sforzo è lesto ad
impedire.
Vorrei, vorrei… Ma sento che
non posso.
Ingoio qualsivoglia medicina
ma il mio timore ancor non ho
rimosso!
Mi sveglio già spossato ogni
mattina.
La mia giornata appare
appiccicosa
e tremolante, come gelatina.
“Domandati chi è, per prima cosa,
colui che prova il senso di disagio.
Chi sta vivendo questa vita ansiosa?
Chi è che assiste a questo tuo naufragio?
Chi testimonia l’intimo dolore
che insegue il tuo peregrinar randagio?
Sei come il cielo, che non ha colore
sebbene a volte appaia azzurro o nero.
Sei come l’acqua, che non ha sapore.
Ma ti sei chiesto mai che c’è di vero
in tutto ciò che nella vita accade?
Cos’è che inganna e turba il tuo pensiero?
Ad ogni istante, cento, mille strade,
si intrecciano dinnanzi al tuo cammino
e un senso di sgomento ti pervade.
Non credere sia colpa del destino:
a certe cose non prestare orecchio!
Non far della tua vita il tuo aguzzino
o ti ritroverai, stremato e vecchio,
a spolverar ricordi da un passato
che rugherà il riflesso nello specchio.
Ciò che è accaduto, è andato come è andato!
Non biasimarti e non ne fare un dramma.
Nessuno al mondo nasce già imparato.
Un fallimento, un cambio di programma,
non è da attribuire alla tua sorte.
Non soffocare ciò che il cuore infiamma.
Quante persone sono nate e morte
con la certezza in cuor di aver vissuto,
di avere spalancato mille porte?
Io sono qui per porgerti il mio aiuto,
per farti ritrovare quella strada
lungo la quale mai ti sei perduto.
Poche parole: ‘vada come vada’
perché è così che tutto deve andare.
La vita è una magnifica sciarada:
il primo è ciò che occorre per pescare;
al fianco del secondo è la regina;
l’intero è ciò che ognuno può donare!
Colui che dà risposta e che indovina,
comprende che la somma è sempre Uno
e sulla Via Maestra si incammina.
Tu appari qui, ma qui non c’è nessuno
che sia più di un barbaglio, di un riflesso.
Sentirti solo è alquanto inopportuno.
Dunque la vita è Amore: per te stesso,
per l’universo che ti vive accanto.
Non hai motivo d’essere depresso
né mai potrai correggere col pianto
l’errore che ti tiene separato
dal Tutto, e che ti rende così affranto.
Ricorda che sei uno col creato;
che nell’unione è la tua vera essenza
ed il tuo scopo è vivere beato.”
Io ti ringrazio, nobile
presenza,
di avere alleggerito la mia
pena
facendo breccia nella mia
coscienza.
L’anima mia si sente più
serena
sapendo che il divino è qui
al mio fianco.
La vita è una stupenda
messinscena
e di ammirarla non sarò mai
stanco.
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La Mortale Commedia
estratto dal Canto XXI
“Sii calmo e quieto, lasciami spiegare
di come questo senso dell'
‘Io Sono’
sia tutto ciò che esiste e
che ti appare.
Ti sei svegliato un giorno
con il dono
di essere cosciente, e al
tempo stesso,
di percepire tempo, luce,
suono...
Questo universo, in tutto il suo
complesso,
ti sembra una visione
separata
ma è solo il seme del Divino
Amplesso.
Quest'apparenza viene
generata
dalla Coscienza Universale
‘Io’
che nel tuo corpo si è
identificata.
Puoi darle il nome che ti
pare: Dio,
Realtà, Assoluto, Il Tutto o
Padreterno,
ma è Lei che ti ha condotto
nell'oblio...
E adesso credi di essere
all'inferno!
Come ti ho detto, Ciò che
solo ‘Esiste’
non può esperirsi in uno
spazio esterno.
È Autosussistenza che
sussiste
di per Se Stessa, senza alcun
apporto
da fuori a tutto ciò di cui
consiste.
Lo spazio e il tempo plasmano
il supporto
in cui può agire la dualità
‘soggetto – oggetto’, da cui tutto
è sorto.
È qui che sorge la
difficoltà,
per questo corpo-mente
individuale,
di realizzarsi estraneo alla
Realtà.
Tu sei un prodotto
tridimensionale
che esiste solo grazie a quei
concetti
di spazio e tempo: vivi nel
duale.
Si sono arresi molti bravi
adepti
davanti a questo stadio del
Mistero:
la Verità li ha illusi e li
ha reietti!
Adesso sai dove cercare il
Vero,
nascosto in questa falsa
messinscena.
Prosegui dunque, o figlio di
Alighiero!
Conduci la tua anima serena
lontano dagli inganni della
vita
e vedi come falsa ogni tua
pena.
Tu sei energia contratta, ma
infinita.
Da te dipende tutto ciò che
vedi:
hai l'universo stretto tra le
dita.
La ‘Maya’ vuol legarti mani e
piedi
e ‘Lila’ mai si stanca di
giocare
ma Tu sul tuo divino trono
siedi.
Te stesso devi Tu
manifestare:
sei l'Infinita Potenzialità.
Ricorda: non sei onda e non
sei mare!
Sei il Nulla e il Tutto nell'
Eternità,
appari qui a Te Stesso,
senza intento:
qual è lo scopo della
vacuità?
Se il tempo è l'architetto di
ogni evento,
lo spazio è il capomastro
posatore
che appronta gli scenari e il
pavimento.
Ma dove credi siederà l'Autore?
proteso sul proscenio
teatrale
o nella buca del suggeritore?
La mente non ha mai ruolo
centrale:
è sempre l'Assoluto a
recitare
la Sua interpretazione
magistrale.
Prima che l'uomo possa
realizzare
che il senso dell' ‘Io Sono’
gli è accaduto,
dovrà avvenire quel
Testimoniare.
E Testimone è solo l'Assoluto:
Testimoniar Te Stesso e la
Coscienza
è il ruolo che ti è sempre
appartenuto.
Credimi, sei soltanto
un'apparenza:
sei il Tutto, non c'è
altro appellativo
che testimonia questa Tua
esistenza...
O trovami un plausibile motivo,
una ragione, senza ma o però,
per cui tu esista separato e vivo,
per cui tu percepisca tutto ciò.”