Jader - "Trilogia dell' (non) Essere" - Presentazione 14 marzo 2025 - Le Poesie



 

Per coloro che non hanno potuto partecipare alla (non) presentazione dell’opera “La Trilogia dell’ (non) Essere”, ripropongo le poesie predisposte per l’evento.

Jader

 

 “O voi ch'avete li 'ntelletti sani, 

mirate la dottrina che s'asconde

 sotto 'l velame de li versi strani”…

(La Divina Commedia – Inferno – canto  IX)


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La poesia che segue, è stata scritta

per questo incontro, gustane il sapore.

Per te, che annaspi nella nebbia fitta,

ma preconizzi il sole e il suo tepore.

 

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Eccoci dunque insieme, questa sera,

disposti in cerchio e senza un oratore.

Non è finzione, ma una storia vera,

che vi racconterò senza timore.

 

Potrà annoiarti, o renderti entusiasta.

Dipende dal livello in cui ti trovi.

Ti invito ad ascoltarmi, quanto basta

per meditare su concetti nuovi.

 

Puoi alzarti e andare via, senza vergogna:

è giusto che tu faccia ciò che senti.

Nessuno mai ti metterà alla gogna

se vivi come puoi, se ti accontenti.

 

Carlo è tra voi, ma è solo una pedina

che ha avuto il privilegio di incontrare

il proprio vero Sé. Non c'è dottrina

che in alcun modo vi potrà inculcare.

 

Rispetta ogni pensiero ed ogni fede

perché è così che opera il destino:

l'uomo che prega e l'uomo che non crede

sono fratelli, agli occhi del divino.

 

In questa scuola non si insegna niente:

meditazioni o menti da calmare.

Non c’è una disciplina prevalente

né tantomeno dogmi da accettare.

 

Voi vi domanderete: chi è che siede

là al centro, sopra quella sedia vuota?

Siede qualcuno, eppure non si vede.

Voi siete i raggi, mentre lui è la ruota.

 

Chi è costui? Avrà senz’altro un nome!

Si chiama Jader… Geder… poco importa!

Non conta la pronuncia, conta il come

può spalancarvi la divina porta.

 

Jader ha scelto di parlare in rima:

non è per sfizio, vanto o vanagloria.

Ogni messaggio, prima che si imprima,

verrà filtrato dentro la memoria.

 

Qualunque informazione è soppesata,

plasmata al proprio modo di pensare.

Qualunque idea non è un’idea sensata

se la tua mente non la sa accettare.

 

La poesia, con musicali rime,

scivola oltre il muro del pensiero.

La mente non comprende e non reprime;

l’inconscio percepisce ciò che è vero.

 

Ogni aforisma è un piccolo gioiello

forgiato con un solo chicco d'oro.

La sua fattura ha l'arte del cesello,

la sua essenzialità cela un tesoro.

 

Poche parole esprimono un'idea

che questa mente non potrà capire.

Ogni aforisma, che il Divino crea,

soltanto la Coscienza può intuire.

 

Ma è come in sogno: l'aforisma appare

e non lo puoi fissare nella mente.

Ti lascia appena il tempo di ascoltare:

dopo un istante, non ricordi niente!

 

Lasciate che racconti l'esperienza

di Carlo, che ha trovato la sua Guida,

ch'altri non è se non la vera Essenza,

il vero Sé, che in tutti voi si annida.

 

Carlo non è l'autore dei suoi versi,

dei suoi romanzi, d'ogni poesia.

Di tutto ciò non vuole compiacersi.

Per sé non nutre alcuna bramosia.

 

Carlo è la penna, Jader lo scrittore.

La mente è il foglio bianco ricettivo.

Colui che detta i testi è Puro Amore,

non so trovare un altro appellativo!

 

Non lo applaudite: non ha fatto niente

che pure voi possiate fare un giorno,

mettendo in quiete questa vostra mente

ed il pensiero che le ronza attorno.

 

La (non) presentazione dei suoi libri,

ch'essere suoi non percepisce affatto,

è un delicato gioco di equilibri:

è una bilancia che ha soltanto un piatto.

 

La mente umana adora soppesare:

bene con male, tenebre con luce.

Ma è solo un altro modo di giocare:

colui che gioca, il gioco non conduce!

 

Avete un "io" che ignora la sua sorte

ma lancia il dado in ogni sua giornata:

può  uscire gioia o pianto, vita o morte,

nessuno sa qual è la sua giocata!

 

Eppure, tutti nutrono speranza

sul fatto che il domani sia migliore

dell’oggi, che già sfuma in lontananza,

perché il futuro è il grande imbonitore.

 

Fermati adesso, sosta nell’istante.

"Ora" è il presente, il tempo è un imbroglione.

Di corse vane ormai ne hai fatte tante

e spesso hai corso senza una ragione.

 

Fermati adesso, lascia che la mente

s'acquieti: dalle il ruolo che le spetta.

Falla tua serva, non pensare a niente:

fa che la mente non ti metta fretta.

 

Lascia che sia il Silenzio a dominare

e crei dentro di te quel vuoto interno

che con l'eterna Luce puoi colmare.

Sei il Paradiso, e vivi in un inferno!

 

A quella Luce devi dare ascolto.

Non è dentro di te, ma è il tuo Te Stesso.

Niente ti sarà dato e nulla tolto

perché tu non sei tu, ma un Tuo riflesso.

 

Aver l'intuizione per compagna

è un dono che può esser coltivato.

L'uomo, in sé stesso, niente ci guadagna

ma è mettersi al servizio del Creato.

 

Ecco perché siamo qui in due, stasera.

Voi, che vedete solo lui, sappiate

che chi vi parla è Intuizione vera

e Carlo è le mie labbra, ormai invecchiate!

 

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C’è un monito, che ti vorrei lanciare,

perché tu non t’illuda d’esser giunto

in compagnia di chi ti può aiutare,

di chi potrebbe darti qualche spunto…

 

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Io ti deluderò, ne sono certo.

Appena ascolterai le mie parole

la tua “persona” proverà sconcerto

poiché non vuole udire ciò che duole.

 

Sei solo un ego, vuoto e presuntuoso.

Ti credi chissà chi, ma non sei niente.

Sei l’ego concitato e tumultuoso

che rende esagitata la tua mente.

 

Starnazzi come un’oca, a destra e a manca,

cercando un nido per deporre l’uovo.

Sei capra: campi sopra la tua panca;

fai tanto, ma non fai niente di nuovo!

 

Sei ecologista, adori questa Terra.

Vorresti far di più… ma non hai tempo.

Ritieni ingiusta questa o quella guerra;

sfogli le news così, per passatempo!

 

Brami di sviluppare un’energia

che ti conduca a un piano superiore;

o attendi l’UFO, che ti porti via,

in un pianeta dove tutto è Amore.

 

Fai corsi, impari nuove discipline

perché vuoi diventare un “uomo saggio”.

A illuminarti, già ti senti incline:

hai fede in te, e ciò ti dà coraggio!

 

Fai tutto questo solo per te stesso

sebbene ti consideri altruista.

Davanti a Dio ti prostri, genuflesso,

ma solo perché sei un opportunista.

 

Ambisci ad arrivare all’Aldilà

con la coscienza a posto e il karma estinto,

ma senza fretta: si sta meglio qua!

In questo mondo, di utopie dipinto.

 

Ricorda, la tua vita è presa a nolo

e un giorno la dovrai restituire.

Finché sei vivo, pondera il tuo ruolo;

perché lo sai, che un dì dovrai morire!

 

Non far le corna: non ti serve a niente!

Son morte già miliardi di persone!

Non sarai il solo: dillo alla tua mente

che se sei qui, esiste una ragione!

 

Io non ti aiuterò: non è destino

ch’io tolga le castagne dal tuo fuoco.

Che tu sia un santo o un misero meschino,

è solo Iddio a condurre questo gioco.

 

So che ripudierai la mia parola

poiché il tuo ego insiste nel sognare

che la tua vita sia come una scuola,

in cui ci sia qualcosa da imparare.

 

L’ego mi assalirà: “perché mi offendi?

Faccio una vita semplice e virtuosa,

Cos’altro dovrei far? Cosa pretendi?

Aiuto pure gente bisognosa!

 

Ma tu chi sei? Ma come ti permetti

di farmi questa assurda paternale?

Non sai niente di me, cosa ti aspetti?

Non hai il diritto di trattarmi male!”

 

“Quanta ignoranza è quella che vi offende!”

Dio ha già disposto il senso d’ogni cosa

e tu, piccolo uomo che pretende,

non scorgi la Realtà meravigliosa!

 

Io son Te Stesso in te, non mi hai mai visto

perché non guardi mai chi sei al di dentro.

A volte, forse, appena mi hai intravisto,

voltandoti per sbaglio verso il Centro.

 

Ascolta: non sei carne e non sei pesce,

e non sei l’uomo che il divino anela.

Sei Consapevolezza, che si accresce,

mentre la vita brucia la candela.

 

Tu non esisti. Non esiste niente

che sia più di un riflesso del Divino.

Se credi in ciò che crede la tua mente

è solo perché questo è il tuo destino.

 

Io son Te Stesso in te, sono la Luce

che ha dato vita a questa oscurità

e lungo il tuo cammino ti conduce

in cerca di una via di Verità.

 

Ma non mi troverai, puoi starne certo,

fintantoché ti sentirai diverso

da ciò che sei realmente e avrai scoperto

d’essere Dio, la Vita, l’Universo!

 

In questo dì di marzo mi hai incontrato.

È primavera… tra una settimana.

Domani, mi avrai già dimenticato:

la Verità, sarà ancor più lontana!

 

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“Prima che il Cuore possa dissetarsi

all'unica, eterna Fonte di Sapienza,

l'occhio dovrà discernere i colori

dei sette stadi della conoscenza...”

 

Dovrai tornare ancora al labirinto

che hai già percorso ormai infinite volte.

La strada non ricordi, ma hai un istinto

cresciuto in esistenze che hai sepolte.

 

Se avrai fiducia troverai la via

in questo viaggio che è chiamato “vita”;

nel dedalo del quale, la poesia,

potrà indicarti dove sia l'uscita.

 

Io sono solo voce che descrive

la vita che oggi stai sperimentando.

Ti donerò parole costruttive

ma dentro so che non ti sto aiutando.

 

Da queste rime resti affascinato

ma non da quell'immensa melodia

che emana da ogni punto del creato.

L’Amore è la più grande sinfonia.

 

Da me vorresti avere in dono il vero,

ma senza aver bisogno di pensare.

Ascolti questi versi e il tuo pensiero

si adagia e vuole farsi trasportare.

 

Il mio cammino non conosce quiete

e presto ci dovremo salutare.

Non do risposte, ma ti do la sete

che la domanda ti farà cercare.

 

Sia sete ardente, che distrugga l'ego,

che tagli le radici del ricordo.

Il Sé reale è privo di sussiego,

è ottava nota del divino accordo.

 

Da me puoi trarre un saggio insegnamento

su come alimentare il sacro fuoco

che ti accompagna in ogni tuo momento.

Sii ardente torcia, e non lumino fioco!

 

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Ricorda: di “maestri” è pieno il mondo

ma ascoltami, e fa’ tue queste parole.

Le scuole sono solo un girotondo

per chi non sa capire ciò che vuole.

 

Ti narrerò la storia di qualcuno

che non sapeva più dove cercare,

convinto che l’aiuto più opportuno

giungesse da un “Maestro”, o da un altare.

 

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Vagavo alla ricerca di me stesso

come se avessi perso chissà cosa:

io, che da sempre mi portavo appresso,

ero per me la cosa più preziosa!

 

Mi dissero: ti serve un po' di aiuto!

Avrei per te la giusta soluzione:

conosco un tale, un tipo conosciuto,

che tiene corsi di meditazione...


Provai: tentar non nuoce, mi dicevo.

Maestro, quando tornerò sereno?

"Presto diventerai il migliore allievo!

Se scegli il corso on line, ti costa meno!"

 

Dopo sei lunghi mesi di esercizio,

di me neppure l'ombra! Pagai il conto,

senza neppure esprimere un giudizio;

senza neppure chiedere lo sconto!

 

E adesso cosa faccio? Dove andare?

Ho letto che là in India vive un tale...

un Guru illuminato, a quanto pare.

Cambiare aria non fa certo male!

 

Lasciati casa, amici e sentimenti,

volai verso la meta del soggiorno.

Raggiunto l'Ashram, chiesi agli inservienti:

dov'è il Maestro? "Parla un'ora al giorno!"

 

Attesi l'indomani: molta gente

disposta in cerchio con al centro il trono,

pendeva dalle labbra del sapiente,

ma io mi domandavo: dove sono?

 

Non mi trovavo ancora. Chiesi intorno

se fosse mai possibile un udienza:

parlare a tu per tu col saggio, adorno

di sete di broccati e di opulenza.

 

"La lista dell'attesa è esagerata,

ma se vuoi fare prima, puoi pagare..."

No grazie, non mi sembra idea sensata.

Attendo il turno, siedo ad aspettare!

 

Dopo sei lunghi anni e molte udienze,

avevo confusione nella mente.

Mi ero stancato delle conferenze

e in quanto a ritrovarmi: ancora niente!

 

Con il morale a pezzi, all'aeroporto,

maledicevo il mio destino avverso.

Sedevo stanco e nei pensieri assorto,

quando sentii una voce: "Ti sei perso?"

 

Alzai lo sguardo e vidi un uomo in piedi,

con un sorriso che splendeva in volto.

Risposi: come fai a saperlo? Siedi!

Dimmi la verità, si vede molto?

 

"Si vede che non hai capito niente,

per questo non ti riesci a ritrovare.

Cerca col Cuore, non con la tua mente.

Soltanto il Cuore sa dove cercare!

 

Sei sempre stato lì, dove ti trovi,

ma tu ti cerchi altrove da Te Stesso.

Se guardi intorno a te con occhi nuovi

vedrai che in ogni cosa è il tuo riflesso.

 

La mente cerca ciò che allieta l'ego

perché la mente è l'ego son tutt'uno.

La mente serve eccome, non lo nego,

ma usala nel modo più opportuno!

 

Puoi fare tutti i corsi che ti pare

e correre dai saggi in tutto il mondo

ma se non sei Tu Stesso a ricercare

non farai altro che girare in tondo.

 

Sei sempre stato qui, ma stai dormendo

perché la mente apprezza questo sogno

che chiami vita, che ti sta illudendo,

che crea per te necessità e bisogno.

 

Bisogno di che cosa? Che ti occorre

per poter dire di essere felice?

La mente è una scimmietta che rincorre

la voluttà superflua ammaliatrice.

 

Orbene, se hai capito la lezione,

comprenderai che non ti sei mai perso.

Hai fatto solo un po' di confusione

a causa della mente in cui sei immerso!"

 

Grazie viandante sconosciuto, adesso

saprò dove cercare la mia pace.

il mio equilibrio è qui, dentro me stesso:

la mente parla, la Coscienza tace!

 

Ho fatto una ricerca frettolosa.

Lo ammetto, sono stato un po' maldestro!

Grazie per l'attenzione premurosa.

Grazie Maestro! e lui: "Macché Maestro!"

 

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Ora ti parlerò di Sette Gocce,

la poesia del libro “Il Labirinto”.

Udrai parole salde come rocce.

Le ascolterai, ma non sarai convinto!

 

La prefazione è voce da ascoltare:

parla di te, di come la tua vita

scorra impastata e lenta verso il mare,

da mente sopraffatta ed irretita.

 

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Tu sei acqua che scorre, attraverso il delta del fiume della vita. Se vuoi conoscere il mare, devi superare la barriera dei detriti di millenaria età: il Labirinto della mente umana. Sappi che non esiste la via diretta,

né mai potrai trovarti nella via sbagliata: tutte le strade ti condurranno al mare, ma solo una è la via più breve...

 

 (…) La Goccia Gialla mi invitò a cercare

la verità ben oltre l'apparenza.

La sua saggezza ricamò una fiaba

che fece breccia nella mia coscienza.

 

C'era una volta un umile castello

dove l'oblio regnava incontrastato

poiché il re, la regina e i servitori

si rassegnavano a subire il fato.

 

Armato di cavallo, scudo e lancia,

giunse alla corte un nobile guerriero

che cominciò a narrare le sue gesta

sì convincente da sembrar sincero.

 

Parlò di mostri, oltre la collina,

di draghi con le bocche fiammeggianti;

parlò di interi regni devastati

in cui eran morti tutti gli abitanti.

 

Il re fece innalzare barricate

per fronteggiare quel nemico strano,

che non si era mai visto da vicino

né tantomeno scorto da lontano.

 

La vita proseguì più lentamente

in quel reame avvolto nel terrore:

nessuno immaginava che il guerriero

rappresentasse il frutto dell'errore!

 

Ma un dì il giullare, preso dal timore

di non poter dare un senso alla sua vita,

volle sfidare i mostri e si diresse

solo, verso la libertà infinita!

 

E dietro la collina trovò boschi,

fiumi, laghetti, e colli verdeggianti;

non c'eran draghi e regni devastati

ma cascate di perle scintillanti!

 

Così creiamo in noi mille paure,

ci convinciamo che non c'è rimedio;

ci rassegniamo a vivere la vita

come un reame posto sotto assedio.

 

Ma se l'intuizione si fa strada,

se è ben guidata dal tuo Sé profondo,

allora d'improvviso tutto appare

lieto e armonioso, come niente al mondo!

 

Ecco perché non devi mai lasciare

che il malumore prenda il sopravvento!

Ecco perché ti è inutile sforzarti

di vivere una vita controvento!

 

Quando ti senti triste, e accade spesso

di non trovare alcuna spiegazione,

lascia che la tua mente sia guidata

dal forte braccio dell'intuizione.

 

Non navigare il gorgo dei pensieri

che portano la nave a naufragare

ma nuota sul fondale della mente,

dove il vento non può agitare il mare!

 

Io posso far di te quell'uomo nuovo,

quell'uomo vero, saggio ed erudito,

che muove i primi passi lentamente

per proseguire sempre più spedito.

 

Queste parole un giorno vibreranno

dal profondo del cuore, e inutilmente

potrai tentare di ignorarne il suono,

così come vorrebbe la tua mente!

 

É giunta l'ora che tu riconosca

che puoi condizionare il tuo destino,

per lavorare bene nell'attesa

che l'uomo torni ad essere bambino!

 

La Goccia Gialla si levò nell'aria

e tutto intorno illuminò l'ambiente.

Dunque ciò che credevo di sapere

equivaleva a non sapere niente? (…)

 

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Di risvegliarsi capita ogni giorno,

ma risvegliarsi mentre si è già desto

è un viaggio senza andata né ritorno,

è un proiettarsi fuori dal contesto.

 

 

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Per chi non si è addentrato nel mistero,

un fiume è un fiume ed anche una montagna

appare una montagna. Tutto è “vero”

e l’ego alle certezze si accompagna.

 

Appena l’uomo affronta l’arduo viaggio,

il fiume si trasforma in un riflesso

e la montagna sfuma in un miraggio.

Chi trova il Vero, perderà se stesso.

 

 Raggiunta infine la Realizzazione,

montagna e fiume tornano normali

ma l’uomo ha ormai sconfitto l’illusione

e abbandonato futili ideali.

 

Muovendo verso ciò che è indefinito

si è preda di un malessere diffuso.

La sicurezza impressa nel granito

si scioglie al sole, come ghiaccio fuso.

 

Muovendo verso il Centro impersonale

l’identità è perduta e l’io sconfitto.

Lo stato è sempre più confusionale.

Non c’è difesa e l’ego è derelitto.

 

L’identità scomparsa aveva forme,

la nuova non possiede forma alcuna.

Il passo avanza ma non lascia orme,

la mente è un filo appeso ad una cruna.

 

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Tratto da: Guardando Oltre…

 

Tu, che dal Labirinto risorgi illuminato.
               Tu, che hai sconfitto l’ego e il Sé puoi rinnegare.

               Tu, che hai lambito il Sole ma non ti sei bruciato,
               spargi nel solco i semi per chi dovrà imparare.

 

Sette sono le gocce, sette noi personaggi.
               Il “doppio settenario”, a sinalefe attento,
               condensa in aforismi mirabili messaggi,
               invita ad imparare da tanto insegnamento.

 

Trenta nostre quartine. Mille saranno tue.
               Profondità di intenti senza secondi fini.
               Un mare da solcare con rispettose prue
               che seguono le rotte tracciate dai destini.

 

Cogli da noi l’essenza. Sgorghi l’intuizione
               dall’endecasillabica fonte del divenire.
               Ad ogni causa, sempre, segue un effetto-azione:
               un karma il cui esaurirsi niente potrà impedire.

 

Esprimi con saggezza ciò che ti nasce dentro.
               Sappi che stai scrivendo per l’intima creatura
               figlia dell’Inviolato, mirabile epicentro
               del sisma che ha plasmato l’uomo e la sua natura.

 

Conserva nel tuo cuore la verità svelata:

               la donerai per quanto ti è stato consentito.

               Non dare troppo cibo all’anima affamata:

               la nutrirai quel tanto che stimoli appetito.

 

Chi osa dubitare dell’Unica Sorgente,
               principio e ispirazione di quanto verrà scritto,
               riceve un’istruzione che non gli insegna niente:
               soltanto chi ha fiducia apprende con profitto.

 

Chi non porrà alcun dubbio ma accetterà il confronto
               col senso della vita che sempre lo ha distinto,
               comprenderà che il sole non volge mai al tramonto
               per chi ha distrutto l’ego, sfidando il Labirinto.

 

Se vuoi bruciare i tempi per giungere alla vetta

               ben presto il tuo respiro ansimerà d’affanno.

               Nel regno dell’eterno nessuno cresce in fretta

               né tanto meno imbroglia,  crescendo con l'inganno.

 

Rimani fermo e quieto lasciando che il sentiero

               ti scorra sotto ai piedi con il suo lento andare.

               Dispiega le tue ali. Arresta il tuo pensiero

               lasciando che sia il cuore a farti sollevare.

 

Guardando oltre la vita non troverai che morte.

               Guardando oltre te stesso non troverai che amore.

               Comunque tu lo chiami: destino, karma o sorte,

               non fugherà alcun dubbio, non lenirà il dolore.

 

Perduto in mezzo al mare non ci sarà polena

               che indichi la rotta per giungere alla mèta.

               Il bruco sa per certo che diverrà falena:

               riposa fiducioso nel bòzzolo di seta.

 

La barca senza ormeggio beccheggia sotto costa.
               Ad ogni fiume scorto risale la sua riva
               offrendo aiuto all’uomo che cerca la risposta.
               Lo sgrava del fardello che il passo appesantiva.

 

Allevia la sua mente da effimere chimere,
               da maya: l’illusione, la grande ingannatrice.
               Illumina il suo cuore col fuoco del sapere.
               Instilla in lui fiducia, divina ambasciatrice.

 

La forma percepita è inganno della mente.

               È un soffio del pensiero di volontà infinita.

               Il mondo che oggi appare, dissolve e torna niente;

               si perde, come sabbia che scorre tra le dita.

 

Non devi mai fidarti dei soli cinque sensi:

               la Verità va oltre l’umana percezione.

               Per quanto tu la cerchi, la immagini, la pensi,

               la Verità è nascosta da un velo di illusione.

 

Un’esistenza in stallo è senza contenuto

               ma illude e inganna l’uomo che crede ad ogni cosa.

               Qualunque libro letto dev’essere vissuto

               sebbene l’esperienza appaia dolorosa.


Non inseguire invano barlumi di certezza

               per dare all’esistenza un ruolo congeniale.

               A pochi è data in dote la Consapevolezza:

               se per alcuni è un bene, per molti è ancora un male.

 

Sei giunto dal profondo. Tu sei l'eternità.

               La vita è un melodramma che atto dopo atto

               ti sprona a realizzare un'altra verità:

               stai recitando un ruolo nel quale sei assuefatto.

 

Sei il fiume che s’impasta con sabbia paludosa
               nel delta che rallenta la corsa verso il mare.
               Sei luce che risplende, sei voce silenziosa
               che incita ogni uomo ad imparare a amare.

 

Distruggi le ambizioni, rinnega questa terra

               di cattedrali in sabbia erette nel deserto

               in cui ciascuno affronta la quotidiana guerra

               per vincere il timore di un avvenire incerto.

 

Qualunque aspirazione dà crescita e successo

               se la virtù inseguita non implica illusione.

               Lontano dalla rotta può capitare spesso

               di arrendersi a una stella sbagliando direzione.

 

Desidera la vita come colui che ambisce

               ai futili traguardi del vivere comune.

               L’avidità lo esalta, la mente lo tradisce

               ma tu da gioie e pene saprai restare immune.

 

Ricerca appagamento nelle innocenti azioni

               che infondono alla vita un senso di armonia.

               Riuscire a dominare le umane situazioni

               è il modo per fuggire da questa prigionia.

 

Sii la virtù in azione, sii il senso del dovere

               sebbene questa vita sia semplice apparenza.

               La fonte che ricerchi non sgorga dal sapere
               ma nasce dal profondo e inonda la coscienza.

 

Assimila la legge e svelane il mistero

               che fonde vita e morte in unica realtà.

               Avanza con fiducia: l’eternità è il sentiero.

               Sei l’ombra della luce, non sei l’oscurità.

 

Puoi vivere appartato dall’uomo che dimora

               lontano dalla reggia laddove regna il Sé

               ma non dimenticare che oggi come allora

               esiste ed è esistito qualcuno avanti a te.

 

Il male che oggi schivi viveva fino a ieri

               riflesso nello specchio del karma che hai esaurito.

               La veste immacolata rispecchia i tuoi pensieri

               ma avevi un cuore freddo e un lugubre vestito.

 

Ti porti sulle spalle il frutto del peccato

               che hai colto dalla pianta dell'imperfetto umano.

               Non puoi ignorarne il peso, restarne distaccato:

               la sacra stella splenda nel cielo del profano.

 

Sii somma e divisione: il mare è in ogni goccia.

               Accetta che il tuo cuore accolga stabilmente

               quel dubbio ossessionante che scava nella roccia

               un tunnel che conduce laddove non c’è niente!

 

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Tratto da: Guardando Oltre…

 

 

111. La vita è “Il Gioco”: splendida partita

che non elegge vinti o vincitori.

È eterna sfida, disputa infinita,

che ingaggia sempre nuovi giocatori.

 

112. Il campo in cui si svolge è l’universo.

Ad arbitrare il gioco c’è il destino

che in ogni istante, ti sia amico o avverso,

può licenziarti alzando il cartellino.

 

113. L’allenatore è un dio: soggetto strano!

Giano bifronte: angelo o avvoltoio?

Benché tu giochi bene, il “grande anziano”

può richiamarti nello spogliatoio.

 

114. Il giocatore tipo? È un incosciente!

A tutti i costi vuole far sul serio.

Il gioco lo attanaglia e la sua mente

scatena in lui il peggiore putiferio.

 

115. Talvolta, senza il minimo preavviso,

per molti questo incontro è terminato.

Da chi è già stato espulso, all’improvviso,

qualcosa almeno avremo noi imparato?

 

116. Qualunque ammonimento resta vano

o forse noi, che rimaniamo in campo,

scopriamo oggi chi è “l’essere umano”,

scopriamo che la vita non dà scampo?

 

117. Colui che vede il mesto avvicinarsi

del fischio di chiusura, dell’addio,

comprende, forse tardi, che arrabbiarsi

o arrovellarsi è il frutto dell’oblio.

 

118. La vita è “Il Gioco”: ci sentiamo oppressi

perché viviamo con seriosità.

Prediligiamo futili interessi

in nome di una falsa libertà.


119. La morte ci rattrista quando in vita

non siamo stati mai protagonisti

e la coscienza è stata isterilita

dal nostro comportarci da affaristi.

 

120. Nessun “affare” dura mai in eterno.

Chi acquista questa consapevolezza

riscopre il paradiso in ogni inferno

e affronta il gioco con naturalezza.

 

 

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Tratto da: Guardando Oltre…

 

91. Non puoi afferrare il senso della vita

se non avrai sconfitto la paura

di ricercare la virtù smarrita,

di scandagliare l'evidenza oscura.

 

92. Il senso della vita appare forte

se crolla la speranza, se oramai

si concretizza l'ora della morte

ma non consola aver vissuto assai.

 

93. Se l’attimo finale ti ha raggiunto,

rivolgerai lo sguardo alle tue spalle

per riscoprirti un microcosmo: il punto

di un fiore giallo in una verde valle.


94. Abbandonarsi ad una pace quieta.

Attendere quest’ultima fermata

del viaggio che hai percorso sul pianeta

in questa vita vuota ed affannata.

 

95. Del fiume già intravedi l'altra riva

ed al traguardo manca solo un passo.

Sei sempre stato un uomo che fuggiva

tenendo gli occhi fissi verso il basso.

 

96. La vita vuota è una città deserta

ma un'esistenza può insegnare molto.

La vita è una minuscola coperta

che a malapena può coprirti il volto.

 

97. Colui che non si fida delle stelle

e attende che la notte sia mattino,

vivrà sentendo il sole sulla pelle

ma non s'incontrerà con il divino.

 

98. Il senso della vita è una stagione

che prima non pensavi che esistesse.

La preda si trasforma in un leone

che manifesta qualità inespresse.

 

99. Se vuoi saziare questa eterna fame,

se vuoi colmare questa tua magrezza,

non puoi dar sfogo a tutte le tue brame

convinto di raggiungere un'altezza.


100. Il senso della vita non si acquista

con l'illusione di sentirsi in pace

né rifuggendo ciò che ci rattrista.

Il senso arriva… quando tutto tace!

 

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Tratto da: Guardando Oltre…

 

671. Forgiato a propria immagine e sembianza

è Iddio per l’uomo o l’uomo per Iddio?

Finisce la divina latitanza

soltanto quando è l’ora dell’addio?

 

672. La morte appare un lugubre sipario

che cela il Padreterno all’occhio umano.

La vita, più che un mistico sudario,

appare come un liso asciugamano.

 

673. Dov’è quel Dio nell’ora del bisogno,

quand’è il momento di fornire prove?

Dov’è quel Dio che mai esaudisce un sogno

perché ogni volta sta impegnato altrove?

 

674. Crociate vinte in nome di un “Signore”

che tifa questa o quella dinastia.

Rivalità tra fedi in cui il “Creatore”

non si sa bene da che parte stia.

 

675. Disgrazie e morti, vite sciagurate:

è un Dio che spara sull’umanità?

Oppure sono fedi travisate

dall’uomo e dalla sua immaturità.


676. Non si può dir di Lui ch’Egli sia il Tutto

poiché non ha un pronome personale.

Non si può dire ch’Egli è dappertutto:

l’ovunque è solo tridimensionale.

 

677. Non si può dire niente ed il tacere

è ancora causa di fraintendimento.

Si può soltanto infrangere barriere

cercando il punto di collegamento…

 

678. …Tra ciò che appare essere e non è;

tra ciò che sembra amalgamato o scisso;

tra la risposta e innumeri perché;

tra l’alta vetta e il più profondo abisso.

 

679. Collegamento a fonte di energia

che non zampilla da sorgente alcuna.

Non c’è artificio: Dio non è magia

ma è ciò che sempre è, ciò che accomuna.

 

680. La mente che rifiuta la teoria,

se guarda oltre arriva ad intuire

che Dio non è che pura allegoria,

è ciò che l’uomo in sé dovrà scoprire.

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 “La Mortale Commedia”

 

Canto IV – L’ingresso nell’Inferno

 

Alzo lo sguardo all’occhio dell’abisso

nel quale ventre sono sprofondato.

Il sole filtra, ed io l’osservo fisso.

 

Dal mondo esterno, ch’oggi ho abbandonato,

s’odono lodi in festa di bambini

che forse un giorno pure io ho cantato.

 

Lassù, schiere di Santi e Cherubini

irrorano la vita di lietezza,

fulgendo i loro raggi diamantini.

 

Qua dentro, invece, dubbio e debolezza

trasudano di un orrido infernale

mettendo a dura prova ogni certezza.

 

Perché mi son voluto far del male?

Perché mi sono chiesto ‘io chi sono’ ?

Perché, questa esperienza esistenziale?

 

Confuso, in uno stato di abbandono,

in questo inferno che mi mette angoscia,

non riesco più a veder nulla di buono.

 

Nella mia mente, il nulla spruzza e scroscia.

Lo sento zampillare sul mio volto,

sperando che s’acquieti, prima o poscia.

 

Non so capire se son vivo o morto.

Conservo solo questo elucubrare,

ma non so più se sia a ragione o a torto.

 

Dall’antro in cui mi devo incamminare,

mi giungono presagi di ossessione.

Il passo trema, eppure devo andare.

 

Ne sono certo: questo è il mio girone!

È qui che finalmente vedrò in faccia

il vero volto della depressione.

 

Sono la preda e tutto il mondo è a caccia.

Per quanto abbia ascoltato ed abbia letto,

la mia cultura è solo cartastraccia.

 

La mia memoria è inutile cassetto

che si è riempito solo di concetti

sui quali ho costruito ogni progetto.

 

E proprio quando meno te lo aspetti,

ti crolla il mondo addosso all’improvviso,

mettendo a nudo tutti i tuoi difetti.

 

A malasorte devo far buon viso.

Se l’araba fenice non è un mito,

più avanti troverò il mio paradiso!

 

C’è qualche cosa che non ho capito…

Non so se fare a meno o far tesoro

di quanto fino ad oggi ho recepito.

 

La mia ignoranza vale come l’oro

se è l’unico strumento per capire

il senso della vita in cui dimoro.

 

Lo so, che prima o poi dovrò morire.

Conoscere me stesso è il solo scopo.

Non c’è maggior sapere al quale ambire.

 

Perché dovrei pensare al prima o al dopo?

La vita è adesso, è un attimo fuggente.

La inseguo, come il gatto insegue il topo!

 

Perché mimetizzarmi tra la gente

se non conosco niente di me stesso?

Sono il più forte o sono il più impotente?

 

Dall’antro, che degli inferi è l’ingresso,

si affaccia una figura spaventosa.

La osservo meglio e scorgo il mio riflesso!

 

Chi sei? – domando – ombra tenebrosa?

e quella a me: “Domandati piuttosto

se posso agevolarti in qualche cosa!

 

Tu sei all’inferno, questo è il suo avamposto,

e non ti servirà desiderare

di guadagnar l’uscita ad ogni costo.

 

In questo luogo devi sublimare

qualunque tua esperienza o desiderio,

se in paradiso ambisci ritornare.

 

Rimuovi ogni pensiero deleterio

se vuoi sperar di riveder la luce.

Comportati da uomo saggio e serio.”

 

Ma questo abisso dove mi conduce?

Potrò affidarmi a te, nel mio cammino,

ch’ora mi appare minaccioso e truce?

 

 “Dovrai tornare ad essere bambino.

Virgineo come quando stavi in culla.

Sorgente, come il sole del mattino.

 

Di ciò che hai appreso non serbare nulla.

Con nuovi semi devi rinverdire

la tua esistenza desolata e brulla.”

 

Tu sei me stesso in me. Vorrei reagire

ma questo peso che mi sento addosso

qualunque sforzo è lesto ad impedire.

 

Vorrei, vorrei… Ma sento che non posso.

Ingoio qualsivoglia medicina

ma il mio timore ancor non ho rimosso!

 

Mi sveglio già spossato ogni mattina.

La mia giornata appare appiccicosa

e tremolante, come gelatina.

 

Domandati chi è, per prima cosa,

colui che prova il senso di disagio.

Chi sta vivendo questa vita ansiosa?

 

Chi è che assiste a questo tuo naufragio?

Chi testimonia l’intimo dolore

che insegue il tuo peregrinar randagio?

 

Sei come il cielo, che non ha colore

sebbene a volte appaia azzurro o nero.

Sei come l’acqua, che non ha sapore.

 

Ma ti sei chiesto mai che c’è di vero

in tutto ciò che nella vita accade?

Cos’è che inganna e turba il tuo pensiero?

 

Ad ogni istante, cento, mille strade,

si intrecciano dinnanzi al tuo cammino

e un senso di sgomento ti pervade.

 

Non credere sia colpa del destino:

a certe cose non prestare orecchio!

Non far della tua vita il tuo aguzzino

 

o ti ritroverai, stremato e vecchio,

a spolverar ricordi da un passato

che rugherà il riflesso nello specchio.

 

Ciò che è accaduto, è andato come è andato!

Non biasimarti e non ne fare un dramma.

Nessuno al mondo nasce già imparato.

 

Un fallimento, un cambio di programma,

non è da attribuire alla tua sorte.

Non soffocare ciò che il cuore infiamma.

 

Quante persone sono nate e morte

con la certezza in cuor di aver vissuto,

di avere spalancato mille porte?

 

Io sono qui per porgerti il mio aiuto,

per farti ritrovare quella strada

lungo la quale mai ti sei perduto.

 

Poche parole: ‘vada come vada’

perché è così che tutto deve andare.

La vita è una magnifica sciarada:

 

il primo è ciò che occorre per pescare;

al fianco del secondo è la regina;

l’intero è ciò che ognuno può donare!

 

Colui che dà risposta e che indovina,

comprende che la somma è sempre Uno

e sulla Via Maestra si incammina.

 

Tu appari qui, ma qui non c’è nessuno

che sia più di un barbaglio, di un riflesso.

Sentirti solo è alquanto inopportuno.

 

Dunque la vita è Amore: per te stesso,

per l’universo che ti vive accanto.

Non hai motivo d’essere depresso

 

né mai potrai correggere col pianto

l’errore che ti tiene separato

dal Tutto, e che ti rende così affranto.

 

Ricorda che sei uno col creato;

che nell’unione è la tua vera essenza

ed il tuo scopo è vivere beato.”

 

Io ti ringrazio, nobile presenza,

di avere alleggerito la mia pena

facendo breccia nella mia coscienza.

 

L’anima mia si sente più serena

sapendo che il divino è qui al mio fianco.

La vita è una stupenda messinscena

e di ammirarla non sarò mai stanco.

 

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La Mortale Commedia

 

 estratto dal Canto XXI

 

 “Sii calmo e quieto, lasciami spiegare

di come questo senso dell' ‘Io Sono’

sia tutto ciò che esiste e che ti appare.

 

Ti sei svegliato un giorno con il dono

di essere cosciente, e al tempo stesso,

di percepire tempo, luce, suono...

 

Questo universo, in tutto il suo complesso,

ti sembra una visione separata

ma è solo il seme del Divino Amplesso.

 

Quest'apparenza viene generata

dalla Coscienza Universale ‘Io’

che nel tuo corpo si è identificata.

 

Puoi darle il nome che ti pare: Dio,

Realtà, Assoluto, Il Tutto o Padreterno,

ma è Lei che ti ha condotto nell'oblio...

 

E adesso credi di essere all'inferno!

Come ti ho detto, Ciò che solo ‘Esiste’

non può esperirsi in uno spazio esterno.

 

È Autosussistenza che sussiste

di per Se Stessa, senza alcun apporto

da fuori a tutto ciò di cui consiste.

 

Lo spazio e il tempo plasmano il supporto

in cui può agire la dualità

‘soggetto – oggetto’, da cui tutto è sorto.

 

È qui che sorge la difficoltà,

per questo corpo-mente individuale,

di realizzarsi estraneo alla Realtà.

 

Tu sei un prodotto tridimensionale

che esiste solo grazie a quei concetti

di spazio e tempo: vivi nel duale.

 

Si sono arresi molti bravi adepti

davanti a questo stadio del Mistero:

la Verità li ha illusi e li ha reietti!

 

Adesso sai dove cercare il Vero,

nascosto in questa falsa messinscena.

Prosegui dunque, o figlio di Alighiero!

 

Conduci la tua anima serena

lontano dagli inganni della vita

e vedi come falsa ogni tua pena.

 

Tu sei energia contratta, ma infinita.

Da te dipende tutto ciò che vedi:

hai l'universo stretto tra le dita.

 

La ‘Maya’ vuol legarti mani e piedi

e ‘Lila’ mai si stanca di giocare

ma Tu sul tuo divino trono siedi.

 

Te stesso devi Tu manifestare:

sei l'Infinita Potenzialità.

Ricorda: non sei onda e non sei mare!

 

Sei il Nulla e il Tutto nell' Eternità,

appari qui a Te Stesso, senza intento:

qual è lo scopo della vacuità?

 

Se il tempo è l'architetto di ogni evento,

lo spazio è il capomastro posatore

che appronta gli scenari e il pavimento.

 

Ma dove credi siederà l'Autore?

proteso sul proscenio teatrale

o nella buca del suggeritore?

 

La mente non ha mai ruolo centrale:

è sempre l'Assoluto a recitare

la Sua interpretazione magistrale.

 

Prima che l'uomo possa realizzare

che il senso dell' ‘Io Sono’ gli è accaduto,

dovrà avvenire quel Testimoniare.

 

E Testimone è solo l'Assoluto:

Testimoniar Te Stesso e la Coscienza

è il ruolo che ti è sempre appartenuto.

 

Credimi, sei soltanto un'apparenza:

sei il Tutto, non c'è altro appellativo

che testimonia questa Tua esistenza...

 

O trovami un plausibile motivo,

una ragione, senza ma o però,

per cui tu esista separato e vivo,

per cui tu percepisca tutto ciò.”