Riflessioni
Karma, Reincarnazione e... un pizzico di Libero Arbitrio... (forse!)
Il testo qui riportato è tratto da un racconto della raccolta “Le Assurdità di Essere”. Il racconto si intitola “il cambio di mezzanotte” e si ispira, nel titolo e nei nomi dei personaggi, all' Hamlet di Shakespeare.
Chi conosce l'opera ricorderà che la prima scena si apre con due soldati di guardia che, mentre aspettano che arrivi il cambio di mezzanotte, si interrogano sul fantasma che nelle ultime sere sta facendo la sua comparsa sulle mura del castello… Non volendo rovinare il piacere di gustare tutto il racconto, narrerò solo la parte finale, ovvero il contenuto di una misteriosa lettera recapitata a Ofelia in modo alquanto insolito; lettera che dovrà obbligatoriamente leggere la sera stessa, prima di addormentarsi.
Ma... Se le regole del gioco delle nostre esistenze fossero proprio queste? Quali prove potreste portare a favore? E quali contro? In ambedue i casi nessuna! Ricordate… karma, reincarnazione e… un pizzico di libero arbitrio…forse!
"Il Cambio di Mezzanotte"
Le regole della Lila non sono ferree ma è possibile stimare che solo uno su un milione venga stimolato a percepire un barlume di Verità. Tra coloro che percepiscono questo primo barlume, solo uno su mille viene accompagnato a comprendere pienamente la Verità.
Immagina un gioco, un gioco simile alla dama, che si sviluppi su un numero infinito di scacchiere con un numero infinito di pedine. Le pedine non sono semplici pezzi di materia inerme ma posseggono il dono della sensibilità. Sono pedine vive, senzienti e dotate di intelletto. Ogni pedina ha il suo modo di essere, il suo carattere, le sue attrazioni e le sue repulsioni. Si muovono su diverse scacchiere, convinte di essere loro le artefici delle proprie azioni e dei propri movimenti. Interagiscono con le altre pedine che gli capitano casualmente accanto e con queste creano relazioni interpersonali che possono essere positive, di attrazione, oppure negative, di repulsione. La pedina pensa di godere di libero arbitrio. È convinta di potersi muovere liberamente sulla scacchiera, di decidere di legarsi alle pedine che ritiene più simpatiche o di allontanarsi dalle pedine che non le sono gradite. In questo particolare versione del gioco della dama, ogni pedina viene però continuamente sostituita a sua insaputa in quanto la durata della vita di una pedina non è di anni ma è solo di alcune ore. L’esistenza di una pedina dura infatti solo dal momento in cui si sveglia al momento in cui si addormenterà di nuovo. Dunque, quando una pedina sente la necessità di dormire e si abbandona al sonno, è giunto per lei il momento di uscire dal gioco. Addormentandosi, la pedina lascia la scacchiera e scompare dal gioco per essere rimpiazzata da nuove pedine che si sono appena svegliate. Nelle regole del gioco, questo continuo rinnovamento delle pedine viene chiamato “Il cambio di mezzanotte”.
La pedina, però, non deve essere consapevole della brevità della propria esistenza altrimenti non potrebbe dedicarsi a partecipare al gioco con l’intensità, il coinvolgimento, la grinta, l’emotività e l’entusiasmo richiesti dal gioco stesso. Per questo motivo tutto ciò che una pedina ha percepito durante la sua breve partecipazione al gioco non viene perduto quando questa scompare dalla scacchiera. Le sensazioni, gli insegnamenti ricevuti, le gioie, le emozioni, i turbamenti e i dolori vissuti, vengono conservati e ridistribuiti tra le migliaia di altre nuove pedine che continuamente attendono di apparire sulla scacchiera. La nuova pedina che compare nel gioco, pertanto, non percepisce di essere appena arrivata perché ha dentro di sé tutti i ricordi che il gioco ha istillato nella sua memoria durante il “cambio di mezzanotte”. Ella assume un suo colore caratteristico che ne definisce carattere e personalità, traendo sunto dalle sensazioni, dalle esperienze e dalle relazioni interpersonali accumulate dalle migliaia di pedine che l’hanno preceduta. Ogni pedina è unica, ma la sua memoria è la risultante del vissuto di molte altre. Domandando a una pedina la sua età, questa risponderebbe in base al suo aspetto fisico e ai ricordi contenuti nella sua memoria, dicendo che ha venti, cinquanta o ottant’anni, quando in realtà esiste solo dal momento in cui si è svegliata per entrare a far parte del gioco. Un’altra regola del gioco impone che le pedine non possano decidere di non addormentarsi: possono riuscire a stare sveglie al massimo per qualche decina di ore, perdendo gradatamente la propria lucidità mentale, ma arriva sempre un momento in cui la pedina è naturalmente costretta ad addormentarsi. È in quel momento che avviene il “cambio di mezzanotte” e la pedina scompare dal gioco.
Capita però, raramente ma capita, che le regole della Lila prevedano che una pedina scelta a caso abbia la possibilità di apprendere pienamente le regole del gioco, così come tu le stai apprendendo adesso, cara Ofelia, leggendo questa lettera. Tu sei una delle rare pedine cui è dato sapere come si svolga realmente il gioco della vita. “Chi sei oggi?” è una domanda senza risposta, visto che parte di te si è già svegliata migliaia di volte come Claudio, come Gertrude, come William e come molti altri ancora. Solo questa mattina ti sei svegliata come Ofelia. Tu non conosci Claudio, Gertrude o William ma sei stata o sarai una parte di loro, su altre scacchiere che si librano in tempi e spazi remoti o futuri. Tra poco ti addormenterai, Ofelia. Dovrai farlo per forza, ed è allora che avverrà il “cambio di mezzanotte”. Nuove pedine prenderanno il tuo posto sulla scacchiera della vita. Non ricorderanno di essere state anche Ofelia ma avranno istillate nella loro memoria anche queste parole che ora tu stai leggendo. Per alcune pedine, come per Claudio, queste percezioni inconsce di Verità avranno solo il sapore di un sogno. In altre pedine le parole provocheranno, forse, un profondo cambiamento che le porterà, nel brevissimo tempo di vita, a vivere come se ogni giorno fosse sia il primo che l’ultimo, senza rimpianti per il passato, senza aspettative per il futuro. Vivranno quella loro unica giornata da pedina con grande consapevolezza, gioia e serenità, senza coinvolgimento, senza condizionamenti, senza identificazione. Nell’arco della loro breve esistenza, tra un “cambio di mezzanotte” e l’altro, qualche pedina parlerà con altre di questo gioco. Solo una, una ogni tanto, potrà forse descriverne le regole in poesie o racconti. Probabilmente alcune pedine parleranno di lei come di una pedina “saggia”, per altre sarà invece solo pura fantasia!
Buonanotte Ofelia. Chi sarai, domani?
Lo Spazio-Tempo
(estratti)
Poiché è nella coscienza che
appare l’intero mondo fenomenico, ne consegue necessariamente che tutta la
manifestazione diverrà percepibile a livello sensoriale soltanto se questa
coscienza viene estesa nello spazio e per una certa durata di tempo. Uno deve,
perciò, necessariamente accettare l’esistenza, puramente concettuale,
dell’apparato psichico dello spazio-tempo come pre-requisito per la percezione
dell’universo manifesto. Questo ci conduce alla conclusione che senza il
concetto dello spazio-tempo l’universo manifesto non sarebbe percepibile a
livello sensoriale e, perciò, tutti gli eventi basati su causa ed effetto ed
estesi nello spazio-tempo devono essere anch’essi concettuali.
Lo “spazio” è l’aspetto statico
del concetto di funzionamento: se non ci fosse lo spazio, non potrebbe essere
concepito nessun fenomeno tridimensionale. E il “tempo” (durata) è l’aspetto
attivo del concetto di funzionamento: se non ci fosse durata, il fenomeno
concepito nello spazio non sarebbe percepibile. Non ci può essere né
manifestazione né funzionamento (né esseri umani né eventi) in assenza del
concetto duale di spazio e tempo, conosciuto come “spazio-tempo”; e questi due
aspetti sono separati soltanto come concetto, ma perdono la loro separazione
quando cessa la concettualizzazione.
Lo spazio-tempo è la struttura
concettuale fondamentale, cornice senza la quale la manifestazione del fenomeno
non sarebbe possibile. Se non ci fosse il concetto di “spazio” che costituisce
il volume, potrebbe un oggetto apparire a tre dimensioni? E senza un altro
concetto, il “tempo”, potrebbe venire percepita l’apparizione di un oggetto,
cioè senza la durata in cui l’oggetto possa essere conosciuto?
Quindi, se la cornice che noi
chiamiamo “spazio-tempo” è essa stessa concettuale, potrebbero gli oggetti
apparsi in quella cornice concettuale di spazio-tempo, come gli esseri umani,
essere qualcosa di diverso da fantasmi concettuali ed immaginari? Perciò, nessun
oggetto concettuale, sebbene confuso con un’entità separata, può mai avere
un’esistenza indipendente o una personale volizione.
Quando dici che vedi un oggetto,
quello che in realtà accade è che i tuoi sensi hanno reagito ad uno stimolo
proveniente da una sorgente esterna, esterna ai tuo apparato corporeo. E ciò
che i tuoi sensi hanno percepito e la tua mente interpretato, non è null’altro
che un’apparizione nella tua coscienza. Questa apparizione nella tua coscienza
è costruita come un evento, esteso nello spazio e nella durata. Tutta la
manifestazione dipende da una combinazione dei due veicoli strettamente uniti,
chiamati spazio e tempo. In altre parole, in assenza della combinazione spazio-tempo,
nessuna manifestazione potrebbe sorgere nella coscienza.
Saresti stato in grado di
concepire qualche aspetto del mondo manifesto se non ci fosse lo
“spazio-tempo”? Se i fenomeni non fossero estesi nello spazio, se non avessero
un “volume” tridimensionale e se essi non fossero misurati nella durata, tu non
avresti potuto concepire, e tanto meno percepire, nulla dell’universo
apparente. Tutti i fenomeni sono semplici apparizioni nello spazio-tempo,
concepiti e percepiti nella coscienza.
La natura dello spazio-tempo è in
realtà incomprensibile, poiché supera i limiti della mente e di tutta la
conoscenza umana acquisita fino ad ora. L’elemento spazio-tempo (la base della
nozione del Karma causa-effetto e la conseguente schiavitù) è essenzialmente
soltanto un espediente per rendere possibile la percezione sensoriale del
fenomeno e perciò, non può essere nulla di indipendente come un mezzo di
schiavitù.
Comprendi ciò che è il tempo. A
meno che tu non conosca la natura del tempo, non comprenderai la natura dei
fenomeni. Ciò che accade è che uno dà il tempo per scontato e poi procede a
costruire ogni sorta di concetti. Il tempo e lo spazio avanzano parallelamente.
Perché sei in grado di conoscere le cose? Perché le vedi. Saresti in grado di
vedere le cose se non avessero forma? Vedi le cose perché hanno forma, volume,
perché sono estese nello spazio. Facciamo un passo avanti. Se le cose fossero
viste nello spazio soltanto per una frazione di secondo, saresti in grado di
percepirle? Percepisci le cose soltanto perché sono estese nello spazio per una
certa durata (tempo) e le forme rimangono a sufficienza davanti a te da
metterti in grado di percepirle. Se non ci fossero i concetti di tempo e spazio
(il tempo e lo spazio in se stessi ovviamente non sono oggetti), le “cose” non
sarebbero percepibili e non sarebbero “cose”. Se non ci fosse lo spazio-tempo
(niente passato, presente e futuro), come ci potrebbe essere qualche fenomeno,
qualche evento? Per favore cerca di comprendere che sia i fenomeni che il tempo
sono meramente concetti e non hanno esistenza propria: qualunque cosa sia
vista, o pensata, è semplicemente un’immagine concepita nella coscienza, la
presunta esistenza della quale è “reale” come un sogno o un miraggio.
C’è realmente un
passato-presente-futuro nel senso obiettivo? Il “passato” è andato senza scampo
ed il “futuro” potete conoscerlo soltanto quando è diventato presente-passato,
sbiadito nella forma di un ricordo. Durata significa temporalità, che è la
conditio sine qua non di tutti i fenomeni, inclusi tutti i voi e i me. Cosi,
ciò che sembrate essere, ciò che siete condizionati a pensare di essere, ma non
siete, è temporale. Ma ciò che voi siete come Presenza Conscia (ed il
conoscitore di questa coscienza) è atemporalità. Il “passato” è soltanto un
ricordo ed il “futuro” soltanto una speranza. È solo il “presente”, l’adesso,
che significa qualcosa per noi, poiché presenza è ciò che siamo in quanto
temporalità. Voi siete il tempo. Ciò che pensate di essere, è durata, tempo; ciò
che soggettivamente siete, è al di là del tempo. Vi sorprende il fatto che vi
venga detto che quello che pensate di essere è tempo? Come oggetto fenomenico,
non siete forse tempo, il fiume del tempo che fluisce dall’infanzia alla
vecchiaia, dalla nascita alla morte, dalla creazione alla distruzione, come
qualunque altro fenomeno manifesto? Ciò che pensate di essere (l’apparato
psicosomatico) è sempre in movimento, persino nel sogno, muovendosi verso la
veglia, per la semplice ragione che la coscienza, la natura della quale è
movimento, non vi lascerà stare fermi. Questo costante “fare” diventa il
malfamato karma soltanto a causa della identificazione con la forma fisica, a
causa della quale vi assumete la responsabilità per l’apparente azione e,
naturalmente, anche per le conseguenze. Ogni azione apparente si estende nello
spazio-tempo al fine di diventare percepibile nella manifestazione e con ciò
diventa un “evento”. L’intero mondo fenomenico rappresenta milioni di voi. E la
totalità di tutte queste azioni-eventi di tutti i voi, rappresenta il mondo in
azione. La parola “nascita” dovrebbe realmente riferirsi al tempo perché se la
durata non fosse nata (inseparabilmente con lo “spazio”), la manifestazione e
la percezione non avrebbero potuto avere luogo. Voi pensate di essere nati, ma
ciò che nacque fu la durata in cui voi come oggetto siete diventati
percepibili.
07 agosto
2020
Nessuna riva
ti offrirà un appiglio.
Nessuna
terra ferma è all'orizzonte.
Il mare
della vita è il tuo naviglio.
Sull'acqua non potrai lasciare impronte.
Tutto ciò che hai fatto e che
farai nella (e della) tua vita è come un’impronta lasciata sull’acqua: appare
solo per quell’attimo in cui crea piccole increspature sulla superficie ma poi,
sparite le onde, tutto torna in quiete. Qualunque avvenimento, ogni azione tua
o altrui, si crea ed esiste solo nella Coscienza oggettivata, mantenendosi in
esistenza solo grazie al ricordo che la mente conserva. La tua vita è mare in
eterna quiete, la tua mente sembra agitarlo, ma solo apparentemente, ed il
senso di separazione ed identificazione con il tuo falso ego ti induce a
credere di essere l’artefice della tua vita, delle tue azioni e del tuo destino. In realtà, il Mare è Uno e
noi siamo solo onde che appaiono e scompaiono sulla sua superficie, senza
lasciare traccia. Il vento dell’eterno ed inarrestabile mutamento ci da vita,
la bonaccia ci appiattisce fino a farci scomparire, nuovamente immersi nell’eterno
Oceano che altri non è che ciò che realmente siamo.
Colui che comprende ciò che
realmente è, raggiunge la liberazione dalla falsa forma e torna ad essere
Oceano: Eterno, Assoluto, Incondizionato. Come Nuomeno è inconsapevole di
Essere, come fenomeno oggettivato è in grado di percepire il proprio esistere attraverso
il concetto di dualità che viene creato dallo spazio-tempo.